Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di Venezia c/o Comando Provinciale Carabinieri San Zaccaria, Castello 4693/A , 30122 VENEZIA - Tel. 041 528 6235 - Email venezia@sezioni-anc.it
© 2018
M.O.V.M. Maggiore dei Carabinieri Reali in spe. LegioNe Territoriale Carabinieri di Roma, nato a Ventimiglia il 5 dicembre del 1897, deceduto in Attica il 23 Settembre 1943. Studente del terzo anno di Ingegneria nell’Università di Genova, partecipò alla prima Guerra Mondiale, nel 1917 come Sottotenente di complemento del 23° raggruppamento Artiglieria d’Assedio e nel 1918 come Tenente nel 18° Raggruppamento Pesante Campale. Trasferito a domanda nell’Arma dei CC. Reali col proprio grado nel 1920, prestò successivamente servizio nella Legione Territoriale dei Carabinieri di Genova, nella Legione Allievi di Torino ed infine, dal 1928, alla Scuola Centrale a Firenze come insegnante. Promosso Capitano nel 1933 e destinato alla Legione Territoriale di Novara, fu trasferito nel 1936 nel S.I.M. (Servizio Informazione Militari) presso il Ministero della Guerra. Volontario in Spagna, per due anni circa, ai comandi del Colonnello dei CC. Reali Giuseppe Pièche (primo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dell’epoca repubblicana) riportò una ferita in combattimento. Rimpatriato con la promozione a Maggiore, comandò il gruppo Sassari fino al dicembre 1940, allorché fu prescelto a comandare il IX Battaglione Mobile con il quale partì l’anno successivo per la Dalmazia. Nell’ Aprile del 1942, messo a disposizione del Comando Superiore FF.AA. della Grecia, assumeva il Comando dei CC. Reali della III Controaerea, fortemente impegnato sulle montagne dell’Attica. All'armistizio decise di contrastare i tedeschi sulle montagne dell'Attica, ma non riuscì nel suo intento perché cadde in un’imboscata e fucilato poi dai partigiani greci, nonostante la firma dell’armistizio con gli alleati e che, pertanto, la Grecia non fosse più in guerra con il nostro esercito. Per comprendere meglio le ragioni del sacrificio del maggiore dei carabinieri,, è necessario riprendere le tappe dell'invasione della Grecia ordinata da Mussolini. La campagna intrapresa nell'ottobre del 1940 non doveva incontrare grandi difficoltà, ma, invece, si rivelò una trappola che costò al nostro esercito più di 13.000 morti, e 50.000 feriti, dei quali oltre12.000 congelati, 52.000 ammalati e 25.000 dispersi. Quando le manovre di invasione militare si stavano trasformando in una clamorosa disfatta fu risolutorio l’intervento delle truppe tedesche che ristabilirono le sorti del nostro esercito. La Grecia si arrese e iniziarono quindi le operazioni di occupazione del territorio ellenico, che, seppur inaccetata era sicuramente meno violenta di quella che i nazisti erano soliti attuare nei confronti delle popolazioni sottomesse. Vari autori e finanche recenti rappresentazioni cinematografiche hanno raccontato di come i soldati del Regio Esercito si comportavano da galantuomini con le donne greche, frequentando i locali pubblici e le case degli abitanti delle località occupate. Successivamente, quando le milizie italiane non riuscivano a controllare i territori d’occupazione e i partigiani greci riuscivano a mettere in seria difficoltà gli italiani, il conflitto si fece più aspro, violento, sanguinoso. A seguito di episodi di guerriglia partigiana, si eseguirono ingiusti rastrellamenti tra i civili con successive esecuzioni sommarie per rappresaglia. Da allora, gli italiani, che i greci consideravano "brava gente" furono considerati acerrimi nemici, anche a seguito di incursioni e bombardamenti aerei dell’aviazione fascista.  Quella tregua non dichiarata fra italiani e greci era tragicamente terminata finita nel sangue della popolazione greca. Alcuni mesi dopo, il 13 agosto 1943, il maggiore Livio Duce, che comandava i Carabinieri del Corpo d’Armata impegnato sulle montagne dell’Attica, fu attaccato dai partigiani greci che gli tesero un’imboscata sulla strada tra Tebe e Atene. Al termine di una impari battaglia, ferito due volte, al braccio sinistro ed al piede destro, venne catturato dai partigiani greci. Sottoposto a tortura con ogni genere di sevizie, fisiche e morali, non si piegò alle richieste dei partigiani e, dopo un sommario processo, venne condannato a morte da un tribunale improvvisato per essere fucilato il giorno dopo, il 23 settembre 1943, nelle vicinanze del Monte Parnis.  Per questo suo coraggio, questa sua fierezza, questo attaccamento al dovere e al giuramento verso la Patria e l'Arma dei Carabinieri, gli fu conferita la medaglia d'oro al Valor militare, con la seguente motivazione: "Comandante di battaglione carabinieri in territorio d'occupazione, caduto in una imboscata con una piccola colonna e circondato da soverchianti forze nemiche opponeva, benché ferito, accanita ed eroica resistenza imponendosi all'ammirazione degli stessi avversari, finché, ferito una seconda volta, sopraffatti e caduti quasi tutti i componenti della colonna, veniva catturato. Sottoposto ad indicibili sevizie materiali e morali, rifiutava sdegnosamente l'offerta di aver salva la vita a patto di sottoscrivere falsa dichiarazione atta a trarre in inganno altri reparti italiani. Appreso che un compagno di prigionia era stato fucilato dichiarava che, se gli fosse toccata la stessa sorte, avrebbe saputo morire da ""Italiano e da Carabiniere "". Condotto al luogo del supplizio manteneva col suo contegno fede alla promessa, finché cadeva fulminato dal piombo del nemico che ne aveva soppresso il corpo ma non piegato lo spirito. Ammirevole esempio di virile coraggio e di elette virtù militari". Anteriormente a questo altissimo riconoscimento, il Maggiore Livio Duce, partecipando alla guerra di Spagna, fu insignito della Medaglia di Bronzo e la Croce di Guerra al V.M. La prima , marzo del 1937, sul fronte di Guadalajara perchè "Sotto il fuoco della fucileria nemica e dove più intenso era il bombardamento degli aerei, sprezzante del pericolo fu di ammirevole esempio ai combattenti per coraggio ed alto sentimento del dovere. Col suo ardire cooperò efficacemente ad impedire che due carri armati temporaneamente immobilizzati cadessero in mano al nemico". La seconda, a Santander nell’agosto del 1937, con la seguente motivazione: "Caduto gravemente ferito un suo dipendente, con l'aiuto di un militare, riusciva a trasportarlo al posto di medicazione, incurante del fuoco nemico che batteva intensamente la strada da percorrere. In successiva azione bellica, malgrado fosse fatto segno a colpi di fucile, continuava la pericolosa opera di rastrellamento di nuclei armati, in zona circondata, ma non ancora occupata dalle nostre truppe". Oltre alla nostra sezione ANC, anche la caserma della Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (IM) di Via E. Chiappori, è stata intitolata alla memoria del Magg. Livio Duce.
MOVM Maggiore dei CC Reali Livio Duce Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione Venezia M.O.V.M. l Magg. CC. Reali Livio Duce in G.U. M.O.V.M. del Magg. CC. reali Livio Duce con fotografia
Presidente ANC - Sezione Storica di Venezia Lgt. Ilio Cofanelli
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M.O.V.M. Maggiore dei Carabinieri Reali in spe. LegioNe Territoriale Carabinieri di Roma, nato a Ventimiglia il 5 dicembre del 1897, deceduto in Attica il 23 Settembre 1943. Studente del terzo anno di Ingegneria nell’Università di Genova, partecipò alla prima Guerra Mondiale, nel 1917 come Sottotenente di complemento del 23° raggruppamento Artiglieria d’Assedio e nel 1918 come Tenente nel 18° Raggruppamento Pesante Campale. Trasferito a domanda nell’Arma dei CC. Reali col proprio grado nel 1920, prestò successivamente servizio nella Legione Territoriale dei Carabinieri di Genova, nella Legione Allievi di Torino ed infine, dal 1928, alla Scuola Centrale a Firenze come insegnante. Promosso Capitano nel 1933 e destinato alla Legione Territoriale di Novara, fu trasferito nel 1936 nel S.I.M. (Servizio Informazione Militari) presso il Ministero della Guerra. Volontario in Spagna, per due anni circa, ai comandi del Colonnello dei CC. Reali Giuseppe Pièche (primo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dell’epoca repubblicana) riportò una ferita in combattimento. Rimpatriato con la promozione a Maggiore, comandò il gruppo Sassari fino al dicembre 1940, allorché fu prescelto a comandare il IX Battaglione Mobile con il quale partì l’anno successivo per la Dalmazia. Nell’ Aprile del 1942, messo a disposizione del Comando Superiore FF.AA. della Grecia, assumeva il Comando dei CC. Reali della III Controaerea, fortemente impegnato sulle montagne dell’Attica. All'armistizio decise di contrastare i tedeschi sulle montagne dell'Attica, ma non riuscì nel suo intento perché cadde in un’imboscata e fucilato poi dai partigiani greci, nonostante la firma dell’armistizio con gli alleati e che, pertanto, la Grecia non fosse più in guerra con il nostro esercito. Per comprendere meglio le ragioni del sacrificio del maggiore dei carabinieri,, è necessario riprendere le tappe dell'invasione della Grecia ordinata da Mussolini. La campagna intrapresa nell'ottobre del 1940 non doveva incontrare grandi difficoltà, ma, invece, si rivelò una trappola che costò al nostro esercito più di 13.000 morti, e 50.000 feriti, dei quali oltre12.000 congelati, 52.000 ammalati e 25.000 dispersi. Quando le manovre di invasione militare si stavano trasformando in una clamorosa disfatta fu risolutorio l’intervento delle truppe tedesche che ristabilirono le sorti del nostro esercito. La Grecia si arrese e iniziarono quindi le operazioni di occupazione del territorio ellenico, che, seppur inaccetata era sicuramente meno violenta di quella che i nazisti erano soliti attuare nei confronti delle popolazioni sottomesse. Vari autori e finanche recenti rappresentazioni cinematografiche hanno raccontato di come i soldati del Regio Esercito si comportavano da galantuomini con le donne greche, frequentando i locali pubblici e le case degli abitanti delle località occupate. Successivamente, quando le milizie italiane non riuscivano a controllare i territori d’occupazione e i partigiani greci riuscivano a mettere in seria difficoltà gli italiani, il conflitto si fece più aspro, violento, sanguinoso. A seguito di episodi di guerriglia partigiana, si eseguirono ingiusti rastrellamenti tra i civili con successive esecuzioni sommarie per rappresaglia. Da allora, gli italiani, che i greci consideravano "brava gente" furono considerati acerrimi nemici, anche a seguito di incursioni e bombardamenti aerei dell’aviazione fascista.  Quella tregua non dichiarata fra italiani e greci era tragicamente terminata finita nel sangue della popolazione greca. Alcuni mesi dopo, il 13 agosto 1943, il maggiore Livio Duce, che comandava i Carabinieri del Corpo d’Armata impegnato sulle montagne dell’Attica, fu attaccato dai partigiani greci che gli tesero un’imboscata sulla strada tra Tebe e Atene. Al termine di una impari battaglia, ferito due volte, al braccio sinistro ed al piede destro, venne catturato dai partigiani greci. Sottoposto a tortura con ogni genere di sevizie, fisiche e morali, non si piegò alle richieste dei partigiani e, dopo un sommario processo, venne condannato a morte da un tribunale improvvisato per essere fucilato il giorno dopo, il 23 settembre 1943, nelle vicinanze del Monte Parnis.  Per questo suo coraggio, questa sua fierezza, questo attaccamento al dovere e al giuramento verso la Patria e l'Arma dei Carabinieri, gli fu conferita la medaglia d'oro al Valor militare, con la seguente motivazione: "Comandante di battaglione carabinieri in territorio d'occupazione, caduto in una imboscata con una piccola colonna e circondato da soverchianti forze nemiche opponeva, benché ferito, accanita ed eroica resistenza imponendosi all'ammirazione degli stessi avversari, finché, ferito una seconda volta, sopraffatti e caduti quasi tutti i componenti della colonna, veniva catturato. Sottoposto ad indicibili sevizie materiali e morali, rifiutava sdegnosamente l'offerta di aver salva la vita a patto di sottoscrivere falsa dichiarazione atta a trarre in inganno altri reparti italiani. Appreso che un compagno di prigionia era stato fucilato dichiarava che, se gli fosse toccata la stessa sorte, avrebbe saputo morire da ""Italiano e da Carabiniere "". Condotto al luogo del supplizio manteneva col suo contegno fede alla promessa, finché cadeva fulminato dal piombo del nemico che ne aveva soppresso il corpo ma non piegato lo spirito. Ammirevole esempio di virile coraggio e di elette virtù militari". Anteriormente a questo altissimo riconoscimento, il Maggiore Livio Duce, partecipando alla guerra di Spagna, fu insignito della Medaglia di Bronzo e la Croce di Guerra al V.M. La prima , marzo del 1937, sul fronte di Guadalajara perchè "Sotto il fuoco della fucileria nemica e dove più intenso era il bombardamento degli aerei, sprezzante del pericolo fu di ammirevole esempio ai combattenti per coraggio ed alto sentimento del dovere. Col suo ardire cooperò efficacemente ad impedire che due carri armati temporaneamente immobilizzati cadessero in mano al nemico". La seconda, a Santander nell’agosto del 1937, con la seguente motivazione: "Caduto gravemente ferito un suo dipendente, con l'aiuto di un militare, riusciva a trasportarlo al posto di medicazione, incurante del fuoco nemico che batteva intensamente la strada da percorrere. In successiva azione bellica, malgrado fosse fatto segno a colpi di fucile, continuava la pericolosa opera di rastrellamento di nuclei armati, in zona circondata, ma non ancora occupata dalle nostre truppe". Oltre alla nostra sezione ANC, anche la caserma della Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (IM) di Via E. Chiappori, è stata intitolata alla memoria del Magg. Livio Duce.
MOVM Maggiore dei CC Reali Livio Duce Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) Compagnia Carabinieri di Ventimiglia (Imperia) M.O.V.M. l Magg. CC. Reali Livio Duce in G.U.